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martedì, 04 novembre 2008
CHANGE. WE CAN BELIEVE IN

 

[...] I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal."
I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.
I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.
I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.
I have a dream today!
I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of "interposition" and "nullification" -- one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.
I have a dream today!
I have a dream that one day every valley shall be exalted, and every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight; "and the glory of the Lord shall be revealed and all flesh shall see it together."²
This is our hope, and this is the faith that I go back to the South with.
With this faith, we will be able to hew out of the mountain of despair a stone of hope. With this faith, we will be able to transform the jangling discords of our nation into a beautiful symphony of brotherhood. With this faith, we will be able to work together, to pray together, to struggle together, to go to jail together, to stand up for freedom together, knowing that we will be free one day.
And this will be the day -- this will be the day when all of God's children will be able to sing with new meaning:
My country 'tis of thee, sweet land of liberty, of thee I sing.
Land where my fathers died, land of the Pilgrim's pride,
From every mountainside, let freedom ring!
And if America is to be a great nation, this must become true  [...]
MARTIN LUTHER KING 28 agosto 1963

Postato da: FSara a 08:50 | link | commenti (4)
politica, società, obama

mercoledì, 29 ottobre 2008
Fà la cosa giusta!

 

TRENTO 31 ottobre 1 e 2 novembre

Qui il programma

In occasione della fiera si terrà anche il seguente incontro dibattito:

 

La radio come strumento di cittadinanza attiva
radio comunitaria in Africa e radio libere in Trentino

sala conferenze Trento Fiere - domenica 2 novembre ore 10


Programma dell'incontro:

Introduce e modera: Paolo Rosatti (presidente del Consorzio Associazioni con il Mozambico onlus)

La Radio Comunitaria: un'esperienza a Caia in Mozambico
Susanna Caldonazzi
(componente del gruppo di lavoro sulla radio del CAM)
    Presentazione di RCC
    La diretta da Caia, intervista telefonica al direttore di RCC con traduzione consecutiva

L'esperienza delle radio web in Trentino per la partecipazione giovanile
Michele Pedrolli
(radio web Meano)
    L'esperienza di Someradio

Francesca Re (cooperativa Mercurio)
    Sanbaradio: la nuova radio web universitaria


Radio e cittadinanza attiva in Trentino don Ivan Maffeis (direttore di Radio Studio 7)

Dibattito e conclusioni
sono invitate tutte le associazioni trentine che promuovono progetti di radio comunitarie nel sud del mondo, le associazioni giovanili interessate ai progetti con le radio, le radio trentine

Postato da: FSara a 09:44 | link | commenti
politica, ambiente, africa, società

lunedì, 29 settembre 2008
Lettera aperta alla ministro Gelmini

In questo periodo, parlando con le persone, ascoltando i diversi dibattiti in televisione e confrontandomi con quelli che hanno fatto dell'educazione una professione, ho sentito le argomentazioni più disparate a sostegno o a sfavore del ritorno al maestro unico nella scuola primaria.
Qui sotto riporto fedelmente la lettera aperta che le varie assciazioni pedagogiche italiane hanno rivolto alla ministro Gelmini.
Un modo per conoscere le argomentazioni contro la reintroduzione della figura del maestro unico, portate avanti dai docenti universitari che presiedono alle diverse associazioni:
 
 
Ordine del giorno delle associazioni pedagogiche sul maestro unico nella scuola primaria
  
Le associazioni pedagogiche (SIPED Società italiana di pedagogia, SIRD Società italiana di ricerca didattica, CIRSE Centro italiano di ricerca storico-educativa, SIREF Società italiana di ricerca educativa e formativa) esprimono il più netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell’interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiedono al Governo di riconsiderare la questione.
In un’economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socioeconomico nazionale è legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisiste dalle persone nei percorsi di formazione.
Il nostro Paese è di fronte ad una vera e propria sfida dell’istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici. Tale padronanza può essere garantita solo da un’alfabetizzazione forte fin dall’inizio della scuola primaria.
La possibilità di realizzare un’alfabetizzazione forte ha come condizione un processo di parziale specializzazione disciplinare dei docenti. Non è pensabile che un singolo insegnante possa avere un’adeguata padronanza di tutti e tre questi ambiti e delle loro forme d’insegnamento. Occorre un modello combinato di formazione iniziale e in servizio dei docenti che, oltre a garantire la necessaria preparazione pedagogica e didattica, e una cultura di tipo interdisciplinare volta a preservare l’unità del sapere, assicuri l’approfondimento di un ambito disciplinare tra il linguistico, lo storico, e il matematico-scientifico.
Il modulo organizzativo della scuola primaria, sancito dalla legge n. 148/1990, prevedendo tre docenti su due classi, ha consentito ai docenti stessi un progressivo approfondimento dell’ambito disciplinare insegnato, ed è stata dunque una misura che è andata nella direzione di un irrobustimento dell’alfabetizzazione di base, oltre a garantire una pluralità di punti di vista preziosa per sviluppare l’intelligenza nella molteplicità delle sue forme. Gli ottimi risultati ottenuti in questi anni dalla scuola primaria nelle comparazioni internazionali del profitto mostrano che il modulo di tre docenti sta producendo effetti positivi sulle competenze dei nostri bambini.
La direzione tracciata dalla 148/90 appare perciò quella giusta, può essere migliorata dando compiutezza al Corso di Laurea di Scienze della formazione primaria, ma non si può tornare indietro; sarebbe una scelta anacronistica ed infelice.
Un solo maestro può limitare l’esperienza socio-affettiva degli alunni, che risulta invece arricchita dall’attuale pluralità di figure. Ritornare al maestro unico significherebbe, inoltre, indebolire la preparazione specifica dei docenti sui fondamenti dei diversi saperi, e quindi rendere più fragile ed incerta l’alfabetizzazione dei nostri allievi.
Il tenore complessivo delle competenze realizzate dagli alunni nel corso della formazione scolastica verrebbe inevitabilmente a soffrirne. In prospettiva, il capitale intellettuale prodotto dal nostro sistema scolastico tenderebbe a diminuire, e con esso la competitività socio-economica del nostro Paese.
 
Le associazioni pedagogiche chiedono, perciò, al Governo un serio e accurato ripensamento in merito alla questione della pluralità dei docenti nella scuola primaria. Si dichiarano, inoltre, fin da ora disponibili a portare il proprio contributo a qualsiasi progetto di miglioramento della struttura della scuola primaria che muova dalla conferma di tale pluralità e che avvenga attraverso forme diverse dalla decretazione d’urgenza.
 
Roma, 11 settembre 2008
 
 
Il Presidente della SIPED, Massimo Baldacci
Il Presidente della SIRD, prof. Gaetano Domenici
Il Presidente del CIRSE, prof. Franco Cambi
Il Presidente della SIREF, prof. Umberto Margiotta

Postato da: FSara a 15:39 | link | commenti (7)
politica, frammenti di vita, educazione, maestro unico

venerdì, 12 settembre 2008
Burn out *

 

 

* Burn out

Postato da: FSara a 19:36 | link | commenti (4)
frammenti di vita

lunedì, 01 settembre 2008
Educatori di tutto il mondo... unitevi!

Dove? A Rovereto....

 

 Clikka sull'icona per maggiori info

 

educa

Dal 26 al 28 settembre il 1° incontro nazionale sull’educazione con più di 80 relatori, 40 laboratori creativi, cinema, musica, giochi e molto altro.

Pedagogisti, filosofi, educatori, ricercatori, docenti universitari, registi, sacerdoti (di tutto e di più...): sono in molti ad avere accettato la sfida di Educa, l’appuntamento nazionale che avrà luogo a Rovereto da venerdì 26 a domenica 28 settembre.

L’obiettivo dei promotori è rimettere al centro il tema dell’educazione affrontandone i nodi critici, ma soprattutto valorizzandone gli aspetti appassionanti, le esperienze positive e le buone pratiche.


Per tre giorni Rovereto sarà la città dell’educazione con conferenze, tavole rotonde, testimonianze, ma anche con la creatività dei laboratori, la gioia e il divertimento dell’animazione e dei giochi.

 

Linguaggi diversi pensati per coinvolgere le agenzie educative, ma soprattutto bambini, ragazzi, genitori, educatori ed insegnanti.

 

Postato da: FSara a 13:52 | link | commenti (8)
eventi, società, educa

sabato, 23 agosto 2008
Goran Bregovic

Concerto di Goran Bregovic feat.Wedding and Funeral Orchestra

7 settembre ore 21 presso Arena Palarotari (Cantine Rotari)

Mezzocorona

 

more info here:

Solstizio d'estate

 

Postato da: FSara a 21:07 | link | commenti (5)
musica, eventi

giovedì, 21 agosto 2008
Settembre rotaliano

 

 

Settembre Rotaliano

Menù

Incontri di degustazione

 

Mostra Teroldego

 

 Concorso fotografico

 

Teroldego rotaliano

Postato da: FSara a 00:58 | link | commenti (2)
enogastronomia

martedì, 29 luglio 2008
Coro sordo a Drodesera

Ieri ho approfittato di un pomeriggio libero per andare a vedere qualche performance al Festival Drodesera e per caso (e per fortuna) mi sono trovata ad assistere a La seconda conversazione. Un dialogo tra il paesaggio e il corpo di  Francesca Grilli.

Leggo la brochure:
Respirare e stare in silenzio si definiscono propriamente non utilizzando la parola.
Sogno una nuova sostanza, un’inesplicabile manifestazione dell’invisibile.
La manifestazione può sembrare accadere per un’associazione,
ma ha un’aura magica e a volte appare come un miracolo.
Prestando attenzione a questa manifestazione, la parola diventa incanto.
Miracoli quotidiani.
Invito un coro sordo a cantare in mezzo al bosco.
Rubo un linguaggio silenzioso, un metodo, cerco di investigare la realtà rivelandone l’ordinario e il fantastico. Ognuno di loro prenderà il possesso di un tronco d’albero. La comunicazione sarà tra persone e rocce, tra natura e persone, tra quello che possiamo percepire e quello che non possiamo. Tra tempi differenti, pianeti diversi, tra il visibile e l’invisibile, tra la finzione e l’esperienza.

Coro sordo? Sarà una delle solite figure retoriche che usano gli artisti per accrescere le aspettative e la curiosità dello spettatore, ho pensato.
Dopo pochi minuti di cammino nel Bosco Lago Bagatoli, vicino alla
Centrale di Fies, siamo arrivate ai piedi di un’imponente parete rocciosa che rilasciava tutto il calore che aveva assorbito durante quella lunga giornata di sole, in una conca naturale che sembrava essere stata progettata appositamente per accoglierci, e in un momento della giornata in cui la natura assume tutti i colori e i chiaroscuri della sera.
La guida ci invita a sederci e a mantenere il silenzio più assoluto.
Passano alcuni minuti. Strano effetto, un quarantina di persone sedute in mezzo al bosco nel silenzio e nell’immobilità totale. Semplicemente in attesa.
Ad un tratto, in lontananza, scorgo tre persone che piano piano discendono il pendio che ci stava di fronte. Si avvicinano. E uno alla volta si fermano. Fanno dei movimenti. Vogliono comunicare. Una comunicazione molto efficace. Mi trasmettono emozioni. Nello stesso tempo, però, sento che c’è qualcosa che mi sfugge, che non riesco a cogliere fino in fondo. Sento quello dicono ma non odo quello che dicono. Vorrei udire quello che hanno da raccontare, vorrei che rompessero il silenzio per capire tutto quello che hanno da esprimere. Ma ciò non succede.

Alla fine mi sento un po' sbigottita, dovevo cercare l'anello mancante che dava un senso a quest'esperienza.


L’amica che stava con me doveva fare un’intervista all’ideatrice della performance. Bene, ho pensato, così riuscirò a capire meglio il processo creativo che l’ha portata a rappresentare ciò a cui avevamo assistito. Ci incontriamo nel parco della centrale, un luogo bellissimo e nella notte reso ancora più suggestivo da giochi di luce creati ad hoc.
Scopro che la performance è solo la tappa finale di un lungo lavoro che lei ha fatto con alcune persone sorde. Sorde? Allora non era una figura retorica quella del coro sordo... erano sordi veramente! E prima stavano comunicando con il corpo e con la lingua dei segni! E quindi, per una volta, ero io quella diversa, ero io quella dall’altra parte del muro, ero io quella esclusa dalla comunicazione, ero io quella che non riusciva a udire, ero io quella estraniata dalla rete delle informazioni e dei significati. 
Ci racconta che dopo aver registrato dei suoni nella natura, ha proposto loro di ascoltarli. Come? Con il corpo, attraverso le frequenze che anche i sordi possono cogliere, attraverso le vibrazioni. Stando in piedi sopra ad una cassa acustica che riproduceva le registrazioni. Addirittura ci ha riferito che dopo vari ascolti, riuscivano a distinguere i vari rumori l’uno dall’altro, quello dell’acqua, degli animali, del vento, della pioggia...
Alla fine ha chiesto a queste persone di rappresentare ciò che avevano sentito attraverso la semantica, la sintassi e la morfologia della lingua dei segni e attraverso il linguaggio del corpo.

Era la loro sonorità interiore in dialogo con i suoni della natura, con i rumori del mondo, con la melodia della vita.
Peccato, peccato veramente che tutto questo percorso si sia esaurito in una mezz’oretta. Comunque ci ha fatto riflettere e ci ha aperto una porta su di un mondo che io ho conosciuto solo da lontano, solo attraverso lo studio e gli esami all’università. La performance ha portato al centro dell’attenzione tutta una serie di false credenze e di pregiudizi che gravitano intorno al deficit della sordità. E non è cosa da poco.

L’handicap causato dalla sordità risulta "nascosto", invisibile ad uno sguardo superficiale e difficile da mettere a fuoco in tutti i suoi aspetti. La sordità non si vede: è riconoscibile solo al momento di comunicare e così le persone sorde non sempre ricevono da parte degli udenti tutte quelle attenzioni e quella disponibilità necessarie.

 

Rende bene l'idea quest'intervista tratta dal sito Ente Nazionale Sordomuti:

Che cosa è la città invisibile?
E’ la comunità dei sordi.

Perché invisibile?
Perché la sordità non si vede.

Ma la lingua dei segni, che voi usate, è visibile a tutti.
E’ visibile per chi la vuole vedere. Ma poiché molti, ancora oggi, chiudono gli occhi e la rifiutano, le nostre mani che segnano sono, di fatto, rese invisibili da loro.

Quale lo scopo del vostro Viaggio nella città invisibile?
Farla conoscere a tutti e quindi renderla, finalmente, visibile. Di conseguenza, per noi, più vivibile: vogliamo essere accettati per quello che siamo, una minoranza culturale e linguistica.

In che senso, accettati?
Senza pregiudizi.

Mi faccia un esempio.
Esiste da tempo il pregiudizio, diffusissimo, che un sordo debba essere necessariamente anche muto. Il che non è vero. I sordi hanno la voce, ma hanno difficoltà a controllarla e, quindi, ad usarla per parlare. Un altro grave pregiudizio è la sottovalutazione della nostra difficoltà a capire chi parla.

E la labiolettura?
Leggere sulle labbra è un aiuto, ma ha enormi limiti oggettivi. Tutto il nostro rapporto con la lingua parlata è innaturale. Possibile, ma non spontaneo. Lei immagini di guidare un’automobile che abbia solo la retromarcia: che è, appunto, una guida innaturale. Oppure immagini di dover camminare sulle mani. E’ vero che, a marcia indietro, o camminando sulle mani, si può anche fare il giro del mondo. E come no, Però ci provi. E poi mi dica dove è arrivato. A che punto si è fermato. Noi non vogliamo doverci fermare a quel punto.

Torniamo al Viaggio nella città invisibile. Si diceva, perché tutti la conoscano.
La conoscenza promuove la comunicazione. E’ dunque il modo migliore per gettare un ponte fra noi e la città visibile, che raffigura il mondo degli udenti. Quel ponte si chiama bilinguismo: apprendimento, da parte dei sordi, sia della lingua dei segni sia di quella parlata.
Ripeto però che, per i sordi, la lingua naturale è quella segnata: e deve avere la priorità, perché è più idonea a consentire il loro pieno sviluppo mentale e creativo. Privare il bambino sordo di questo strumento è una condanna, spesso inconsapevole, ma spietata. Specie quando si fonda su un calcolo egoistico degli altri, in base al quale, meglio il bambino parlerà meno sembrerà sordo.

Perché egoistico?
L’ideale per noi non è riuscire a sembrare udenti. Perché dovremmo? Non lo siamo. Se un genitore si vergogna della sordità del figlio, o rifiuta di accettarla, è dentro di lui che qualcosa non va. Noi vogliamo, semplicemente, vivere come tutti la nostra vita. Anche di relazione, con l’esterno, certo. Perciò è importante costruire quel ponte.
 

 

 

Ecco alcune immagini della performance:

La seconda conversazione

La seconda conversazione2

La seconda conversazione3

 Foto by Laura Arlotti

 

 

Postato da: FSara a 14:13 | link | commenti (2)
frammenti di vita, arte contemporanea, drodesera

domenica, 13 luglio 2008
Curiosi divieti

 IMG_0209

 

1. Vietato gettare rifiuti a terra... Direi che messier Lapalisse non avrebbe saputo dire di meglio!

2. Vietato bivaccare... e come si potrebbe con il bracciolo di ferro che divide a metà tavoli e panchine?? (link)

3. Vietato mangiare presso  i monumenti... beh, che dire... non si può mangiare da nessuna parte dato che il centro storico di Verona è praticamente tutto un monumento a cielo aperto: Arena, Palazzo Barbieri, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Erbe, Arche scaligere, Saliente di S.Giorgio, chiese e chiesette varie, Sant'Anastasia, San Fermo, San Zeno, Duomo, Castelvecchio, Ponte scaligero, Castel San Pietro, vicoli e vicoletti pittoreschi, la medievale via Sottoriva e i suoi porteghi e le sue hostarie...

...la casa di Giulietta?? No... non me la sono dimenticata, l'ho tralasciata volutamente! Perchè? Perchè è semplicemente una bufala! Quella che tutti conoscono come la dimora della bella Capuleti, fu dapprima un albergo e poi uno stallo! La tragedia di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, cantata per la prima volta dal vicentino Luigi da Porto nel 1524 e resa immortale, settant'anni più tardi, dalla penna di William Shakespeare, ha trovato a Verona precisi riscontri ambientali. La fantasia popolare, tanto colpita dalla triste storia dei due amanti, ha presto mescolato leggenda e realtà, finendo col riconoscere in antiche costruzioni cittadine, i luoghi teatro della vicenda.

A trasformarla da anonimo ex-stallo, nella casa della sognante Giulietta fu un certo Antonio Avena che, nel 1935, fece una discutibile operazione di restyling medievale dell'edificio, facendo addirittura attaccare il famoso balcone (neanche un vero balcone: alcune foto d'archivio testimoniano, infatti, come le lastre ad archetti a sesto acuto che siamo abituati a collegare alla dolce figura di Giulietta, costituissero in origine niente meno che le pareti di un sarcofago...).

E pensare che questo ex-stallo è la prima meta dell'itinerario veronese di flotte di turisti stranieri e non!! Diciamo che il signor Antonio Avena fu un "esperto" di marketing ante litteram!

Ma anche la tomba della pora Giulietta è una bufala! Praticamente la gente sta in fila per vedere una mangiatoia spacciata per sarcofago (sempre per idea del sig. Avena...). Qui, spesso, si celebrano i matrimoni civili: molte coppie vengono appositamente dall’estero per coronare il loro sogno d'amore, là dove Romeo e Giulietta videro infrangere il proprio. E qui, nell'antro illuminato da alte finestre gotiche, è nata una singolare tradizione: l’abitudine di indirizzare missive d'amore a Giulietta. Un'intera squadra di segretarie si occupa di raccogliere questi messaggi e di dare risposta....

vabbè... torniamo al divieto: la prima multa per la violazione del suddetto divieto (di mangiare presso i monumenti) è stata data ad un bambino di 4 anni che è stato beccato dai vigili mentre addentava un kebab nei pressi di Palazzo Barbieri (link).

 

4. Vietato imbrattare e deturpare... vedi il commento al  punto 1!

5. Vietato bagnarsi nelle fontane... beh, simpatico il cagnolino  dell'immaginetta!

6. Se non ci fosse il sottotitolo mi verrebbe da interpretare questo divieto con: VIETATO INNAMORARSI!

Eh sì... la città di Giulietta e Romeo, la città degli innamorati e delle coppiette felici che toccano la tetta bronzea della stauta di Giulietta perchè porta fortuna... vieta di tenersi per mano!

 

PS: se vi capita di passare per la città scaligera (città meravigliosa, per carità...) ricordatevi di portare con voi un oggetto che potrebbe tornarvi molto utile, date le panchine affollate dai turisti tedeschi in canottiera e ustionati dal sole e dati i divieti 2 (notare la foto...) e 3 sopra citati:

 

 

 

e.... fate attenzione perchè potrebbe arrivare Walker Texas Tosi (nella foto, in basso a destra)!!

 

E infine ecco un altro link dedicato al... PUBBBLICO DECORO!

Postato da: FSara a 22:47 | link | commenti (9)
frammenti di vita, società, le mie giornate veronesi

lunedì, 30 giugno 2008
Da ascoltare!

Il Cd dal Canada è arrivato... solo 15 dollari e pochissime spese di spedizione... Che efficienza!

Don Charbonneau è un cantautore che vive nel Wawa Ontario e la sua musica si muove tra il folk, il country e il rock.

In internet la sua musica viene classificata come Northern country (se le classificazioni possano valere qualcosa...)

Don è anche una fishing and wilderness guide nelle foreste situate nella zona del Lake Superior e ciò fa sì che le sue canzoni ci facciano assaporare suoni, rumori, colori e storie del Northern Ontario.

 

 

 

Ecco alcune tracce: Agawa Bay, Running free (+ traccia nascosta: Land of The Cree), Northern Highway, George from Moosonee, The Mary Jo, The Ballad of Tom and Melissa

Postato da: FSara a 16:42 | link | commenti (5)
musica, don charbonneau, canadian folk music